REPORTESPERIENZE

Energia. Movimento in Cycling Riviera

Set 1, 2012

La ricerca di un cambiamento

A Milano, nel 2011, reduce da un’esperienza di lavoro in una multinazionale, sentivo la necessità di cambiare, di ritrovare uno spazio dove il movimento fosse naturale, dove la mente potesse riordinarsi mentre il corpo trovava nuova energia. Così decisi di partire per un viaggio di ricerca personale, senza programmi rigidi né mete predefinite. Volevo soltanto seguire la linea del mare, farmi guidare dal vento e capire se da qualche parte potessi trovare un modo di vivere più coerente con ciò che sentivo, più mio.

Navigando su Internet, scoprii un tratto di costa ligure dove la vecchia ferrovia era diventata un lungo itinerario pedonale e ciclabile, immerso nel paesaggio e nel profumo del sale. Non era solo una pista, ma un percorso di connessione tra natura, memoria e benessere. L’idea mi affascinava: muovermi in modo sostenibile, respirare aria marina, attraversare paesi e stazioni riconvertite. Così arrivai qui, in questa porzione di Ponente dove Cycling Riviera accompagna per quasi trenta chilometri il profilo limpido del mare.

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Il tracciato tra passato e orizzonte

Camminando o pedalando lungo il percorso, si percepisce che la sua origine è antica e che porta con sé un’eredità di viaggi e di storie. Era infatti nata come ferrovia a metà Ottocento, un’opera di grande ingegno per collegare Genova e Ventimiglia. Ma, nel corso del tempo, la crescita del traffico ha reso necessario spostare la linea verso l’interno, lasciando libero l’antico tracciato costiero. Quella che era stata un’infrastruttura industriale si è così trasformata in un corridoio verde di mobilità dolce, restituendo al paesaggio il suo ritmo umano.

Oggi la Pista Ciclo-Pedonale del Parco Costiero della Riviera dei Fiori segue il mare come un nastro silenzioso e continuo. Le vecchie gallerie, restaurate con cura, conservano l’atmosfera d’epoca, mentre le aree di sosta offrono spazi ordinati, ombreggiati e accoglienti. Ogni dettaglio è pensato per la sicurezza e il comfort di chi cammina o pedala. Lungo il tracciato, i borghi attraversati sembrano respirare un’energia nuova e il turismo assume un volto più rispettoso, legato ai ritmi lenti e al piacere della scoperta.

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In sintonia con il paesaggio umano

Quando il percorso fu inaugurato, nel 2001, si estendeva per ventuno chilometri per ventuno chilometri, da San Lorenzo al Mare fino a Sanremo. Poi, nel 2014, arrivava l’estensione fino a Ospedaletti Ligure, portando il totale a ventiquattro chilometri. Io l’ho attraversata partendo proprio da lì, in direzione Genova, seguendo il mare per un’ora e venti di pedalata leggera. Nel 2023, con l’ulteriore prolungamento fino al Porto Maurizio di Imperia, la lunghezza complessiva ha raggiunto quasi trenta chilometri, di pura libertà, sospesi tra terra e mare.

Lungo il tragitto vi ho trovato piccole stazioni trasformate in caffetterie, punti di ristoro e noleggio biciclette. Ogni comune attraversato offre accoglienza diversificata: hotel, agriturismi, bed & breakfast, ognuno con una propria vocazione tematica. Alcune strutture sono dedicate al cicloturismo, altre al benessere o alla gastronomia locale. Ciò che accomuna tutti è il senso di cura e ospitalità, la capacità di far sentire il viaggiatore parte di un sistema semplice e armonico, dove ogni servizio è pensato con misura.

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Il corpo in equilibrio con la natura

Ciò che più mi ha colpito, fin dai primi giorni, è il clima. Questa porzione di Ponente gode di un equilibrio raro: il mare regala aria calda e luce, mentre le colline alle spalle proteggono dai venti più freddi provenienti dai sistemi montuosi che si innalzano fin dall’immediato entroterra. L’atmosfera è ideale per vivere all’aperto in ogni stagione e il divieto assoluto di circolazione motorizzata contribuisce a mantenere la quiete. Qui si può camminare in silenzio, ascoltare solo i suoni naturali e percepire una calma profonda.

Imparavo presto ad alternare camminate e corse leggere, scoprendo che questo itinerario invita naturalmente al movimento. Le due corsie, una per i pedoni e una per i ciclisti, offrono spazio, sicurezza e libertà. Le aree di sosta diventano piccole palestre naturali, perfette per esercizi di respirazione, stretching e rafforzamento muscolare. Ogni tratto di strada mi sembrava progettato per incoraggiare la mia consapevolezza del corpo e il contatto diretto con l’ambiente, in equilibrio tra energia e distensione.

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Il ritmo del viaggio interiore

Anche chi preferisce altre forme di mobilità può vivere qui la propria libertà: ho incontrato tante persone in pattini, con segway, risciò o handbike. Ciascuno può trovare il suo ritmo e il proprio modo di avanzare. È bello vedere famiglie e singoli sportivi condividere lo stesso spazio nel reciproco rispetto. Per me, pedalare in questi luoghi diventava ben presto un gesto naturale, a metà tra hobby e meditazione. La bicicletta, più che un mezzo, è un modo di stare nel mondo: un dialogo costante tra concentrazione, piacere e osservazione.

Prendevo nota dei tempi di percorrenza, dei chilometri, delle soste, come ad annotare un diario del movimento. Le segnalazioni miliari aiutano a misurare il percorso e il rapporto tra energia consumata e distanze percorse. Iniziavo a curare meglio l’alimentazione, adattandola al ritmo dell’attività fisica. D’altra parte, così immersi nella vegetazione mediterranea, viene spontaneo riscoprire la qualità dei prodotti locali: verdure, olio d’oliva, pesce fresco e pane fragrante come elementi di una dieta sana, semplice e completa.

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La misura del tempo ritrovato

Con il passare dei giorni percepivo che la trasformazione era anche interiore: mentre il corpo si adattava a un nuovo ritmo, la mente imparava a restare nel presente. Ogni tratto di costa, ogni galleria e scorcio di mare sembrano rispondere ad un’esigenza di messa in ordine e riscoperta di una visione lineare, essenziale. Questo luogo mi ha restituito il senso di ciò che avevo cercato: uno spazio dove il movimento non è fuga, ma ritorno al sé. Vivere qui significa lasciarsi guidare dalla natura, che diventa maestra di equilibrio, misura e presenza.

Quando resto ad osservare il tramonto sul mare ad Ospedaletti, con il sole che indugia fino oltre le nove nelle serate di giugno, ho la sensazione che la giornata non finisca mai davvero. La luce si riflette sull’acqua, il cielo sfuma lentamente, e tutto intorno si fa silenzio. In quei momento capisco che la mia ricerca non era verso un altrove, ma verso una condizione di armonia. Forse, senza saperlo, avevo sempre cercato un posto così, capace di restituirmi la misura del tempo.

📽️【LIVE】territorial
Veduta dall’alto di Imperia – Porto Maurizio – Italia Il porto turistico affacciato sul Mar Ligure e, al di qua delle case, il nuovo tratto della Ciclabile dei Fiori, prosecuzione del percorso costiero ricavato dalla riconversione della storica linea ferroviaria, in direzione Genova.

Quando il sole cala sul mare di Ponente e la luce si stende come velluto sull’acqua, ogni cosa sembra sospesa in un tempo dilatato. I miei passi, le pedalate, persino il respiro si fondono con il ritmo lento della costa, come se il mondo intero si fosse fermato a osservare. Quel silenzio, tra i riflessi dorati e le ombre lunghe delle gallerie, mi ha aiutato a comprendere che il viaggio non è solo spostamento: è un ritorno, un incontro con sé stessi e con un ritmo che finalmente si sente proprio e perfettamente allineato.

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